a cura della dr.ssa Alessia Micoli, psicologa
La festa della mamma per molti è la festa più bella tra le varie ricorrenze. Questa ricorrenza rappresenta, da un punto di vista psicologico, una grande opportunità che va ben oltre la celebrazione formale: difatti è una giornata che offre lo spunto per riflettere su uno dei legami più complicati, profondi e talvolta ambivalenti dell’esperienza umana; per riflettere sulla laboriosità dell’archetipo materno, che vacilla fra il mito sociale della perfezione e la realtà umana rappresentata dalla fragilità e dall’ambivalenza. Superando l’idealizzazione della “madre sacrificale”, la psicologia moderna, come ormai tutti sanno è guidata dal concetto winnicottiano di “madre sufficientemente buona”, chiama a riconoscere la rilevanza di un legame che sappia

intervallare la presenza rassicurante alla necessaria frustrazione che permette al figlio di poter sviluppare la propria autonomia. Celebrare questa ricorrenza in modo autentico indica perciò onorare non solo la cura ricevuta, ma altresì la reciproca capacità di separazione, validando al contempo le emozioni contrarie di chi vive questo legame tramite l’assenza, il conflitto o la ricerca di un’identità che vada più in là del ruolo genitoriale. Il segreto per poter vivere bene questa giornata, dal punto di vista psicologico, è la liberazione dalle aspettative. Molto spesso il malessere si genera dal divario tra la “famiglia da pubblicità” e la realtà dei rapporti umani, che sono per natura incompleti. Se sei un figlio, prova a guardare tua madre come una persona prima ancora che come genitore, accogliendo i suoi limiti e i suoi errori; se sei una madre, concediti il permesso di non essere impeccabile e di provare un po’ della tua stanchezza, ricordando che il tuo valore non dipende da quanto ti sacrifichi. Se invece questa data rievoca ferite o mancanze, trasporta il focus sull’auto-accudimento: celebra la tua capacità di esserti “fatto da madre” crescendo, mutando il dovere sociale in un momento di gentilezza verso te stesso.






