L’Anatomia dell’ansietta: perché vivi sempre con un filo di tensione

a cura della dr.ssa Alessia Micoli, psicologa

Ti è mai capitato di sentire una sottile sensazione di urgenza, come se ti stessi dimenticando qualcosa di fondamentale, anche nei momenti di apparente calma? L’ansietta, intesa come quella sensazione strisciante di inquietudine o di apprensione lieve ma costante che accompagna tanti momenti della vita quotidiana, raffigura un segnale d’allarme a bassa intensità con cui il nostro sistema nervoso arriva a rispondere alle pressioni della contemporaneità.  A differenza di un disturbo d’ansia strutturato o di un attacco di panico, questa forma attenuata di iperattivazione emotiva non blocca del tutto le funzioni cognitive o sociali, ma agisce soprattutto come un rumore di fondo che rovina gradualmente le energie psicofisiche. Dal punto di vista psicologico, l’ansietta nasce molto spesso dal divario che viene percepito tra le richieste dell’ambiente esterno e le risorse personali disponibili, alimentata da fattori quali l’iper-connettività, la tendenza al perfezionismo e la difficoltà nel sostenere l’incertezza del futuro. Determinata costante tensione di fondo porta il soggetto a mantenere uno stato di vigilanza permanente, manifestandosi frequentemente con sintomi somatici sfumati, come una lieve contrattura muscolare, respiro superficiale o una vaga sensazione di urgenza e con una tendenza al rimuginio su compiti di secondaria importanza. Riconoscere tale presenza sottile senza arrivare a giudicarla è il primo passo basilare per disinnescarla, difatti integrare piccole pause di consapevolezza durante la giornata, regolare il ritmo respiratorio e ricalibrare le aspettative personali fornisce la possibilità di modificare questo stato di allerta dilatata in un’occasione per riascoltare i propri bisogni autentici e ripristinare l’equilibrio emotivo. Smettiamo di rincorrere l’illusione di dover riuscire a controllare tutto, l’ansietta si estingue quando si smette di trattare la tua vita come una corsa contro il tempo e parti dal semplice atto di tornare a respirare.

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