a cura della dr.ssa Alessia Micoli, psicologa
L’estate che sfuma nei primi giorni di settembre porta con sé un odore inconfondibile e particolare di pagine intonse e matite nuove, accompagnato da una sottile tensione che si respira in casa, in quanto il ritorno fra i banchi non è una semplice questione di orari che si stringono, ma di un vero e proprio rito di passaggio psicologico che ridefinisce gli equilibri e l’identità dell’intero sistema familiare. Per i bambini e gli adolescenti la fine delle vacanze interrompe il tempo destrutturato dell’estate, scatenando un’ansia anticipatoria, stress, irritabilità o dei piccoli disturbi psicosomatici che la psicologia clinica legge ed interpreta come una micro-separazione dal nido per poter affrontare il giudizio dei pari e la fatica dell’apprendimento, un banco di prova evolutivo importantissimo dove poter misurare il proprio valore e costruire la resilienza. Parallelamente, questo momento attiva, in ogni persona, delle dinamiche profonde anche negli adulti, costringendoli a fare i conti con il tempo che scorre, che passa con la paura che i figli non vengano accettati e con la tirannia logistica della sveglia e dei compiti che soffoca la spontaneità estiva. Poter affrontare questa tappa senza dei traumi richiede e di esige di abbandonare i falsi rassicuramenti svalutanti per riuscire ad accogliere invece con autenticità le paure dei figli, ristabilendo i ritmi biologici con gradualità e separando costantemente il valore intrinseco della persona dai risultati scolastici o dai voti, così da modificare il primo giorno di scuola in una scommessa condivisa sul futuro e nel coraggio di ripartire insieme da un foglio bianco.






