a cura della dr.ssa Alessia Micoli, psicologa
Ogni anno, l’8 marzo si celebra la Giornata Internazionale della Donna, di solito seguita da auguri, mimose e omaggi. Ma, dal punto di vista psicologico, questa giornata solleva altresì un interrogativo rilevante: perché il riconoscimento del valore delle donne viene concentrato in un solo giorno? La psicologia evidenzia che il rispetto autentico non nasce da azioni simboliche occasionali, bensì da comportamenti costanti nel tempo. Quando una società offre un giorno per celebrare un qualcosa che dovrebbe essere naturale, significa che quel valore non è attualmente e totalmente radicato nella vita quotidiana. In questo senso, l’8 marzo può divenire uno specchio delle contraddizioni sociali: si celebrano le donne, ma si ignorano tuttora le disuguaglianze che vivono ogni giorno (ovvero la violenza domestica, gli abusi, le violenze psicologiche, i femminicidi). Il bisogno umano fondamentale non è quello di essere celebrato, ma quello di essere identificato. Il riconoscimento psicologico passa tramite dei piccoli gesti quotidiani: il rispetto della persona, l’ascolto, l’uguaglianza nelle opportunità, il rispetto nelle relazioni.

Senza questi elementi, una celebrazione rischia di divenire solamente una tradizione vuota. Per questo la giornata dell’8 marzo non dovrebbe essere vissuta come una festa, ma come un momento di vera consapevolezza. Un’occasione per poter riflettere su quanto sia fondamentale riuscire a trasformare il rispetto verso le donne in una realtà quotidiana e non in un giorno. Il vero cambiamento psicologico e sociale avverrà quando non sarà più fondamentale dedicare un giorno per rammentare il valore delle donne, perché quel valore sarà riconosciuto spontaneamente, ogni giorno dell’anno.






