a cura della dr.ssa Alessia Micoli, psicologa
Lo stalking è un fenomeno molto complesso che si colloca all’intersezione tra psicologia e diritto, definito come una serie di agiti persecutori reiterati che creano sentimenti di paura nella vittima, comprendendo violenza verbale, violenza fisica, pedinamenti, molestie telefoniche o digitali, invio di messaggi minacciosi e monitoraggio costante. Dal punto di vista giuridico, il fenomeno dello stalking è disciplinato dall’articolo 612-bis del Codice Penale. La psicologia dello stalker mette in risalto caratteristiche diverse, in base alla persona: difatti alcuni individui agiscono per motivi affettivo-romantici, sono incapaci di accettare un rifiuto e spesso sono spinti da un’ossessione e una dipendenza emotiva; altri soggetti si muovono per vendetta, sono mossi dal desiderio di punire la vittima per un torto percepito e mostrando del risentimento marcato e senso distorto di giustizia personale;

altre persone ancora perseguono motivi predatori, cercando il controllo o la soddisfazione personale, con tratti antisociali o narcisistici e capacità di pianificazione; alla fine vi sono stalker ossessivi o egoistici, che monitorano la vittima per diminuire l’ansia personale o rafforzare la propria autostima, mostrando tratti ossessivo-compulsivi. Tra i fattori di rischio vi sono i disturbi di personalità, le esperienze pregresse di rifiuto o trauma anche in relazione alla propria famiglia di origine, la bassa autostima, la dipendenza affettiva e la facilità di accesso alla vittima tramite i social media o ambienti condivisi. Comprendere questi fattori è fondamentale per valutare il rischio e adottare misure cautelari, come divieti di avvicinamento, sorveglianza elettronica o percorsi obbligatori di recupero psicologico, oltre a offrire alle vittime supporto attraverso consulenza e strategie di protezione. L’intervento psicologico che si effettua sugli stalker richiede un approccio multidisciplinare, includendo psicoterapia per modificare schemi ossessivi e comportamenti aggressivi, terapie di regolazione emotiva per gestire rabbia e frustrazione, programmi di riabilitazione sociale per migliorare le competenze interpersonali e educazione legale per ridurre la recidiva. La valutazione dello psicologo giuridico consiste nell’analisi approfondita del comportamento del soggetto in relazione al contesto legale, al fine di poter identificare i fattori di rischio, dinamiche emotive e motivazioni che possano influenzare la condotta, fornendo strumenti utili sia per l’adozione di misure cautelari sia per eventuali percorsi di trattamento o intervento terapeutico. Cercare di comprendere le motivazioni e i tratti psicologici dello stalker consente quindi di proteggere le vittime, di prevenire l’escalation violenta e poter sviluppare degli interventi mirati, confermando il ruolo cruciale della psicologia giuridica nella gestione di questi casi e nell’equilibrio tra tutela legale e intervento terapeutico.






