La depressione nell’adolescente

a cura della dr.ssa Alessia Micoli, psicologa

La depressione in età adolescenziale è una condizione molto delicata, molto diffusa e molto difficile da diagnosticare. Questo stato può arrivare a compromettere lo sviluppo emotivo di un minore; in questa fase evolutiva i sintomi sono molto particolari, perché sono impregnati da una grande sofferenza che interferisce sulla quotidianità. Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), pubblicato dall’American Psychiatric Association, la depressione maggiore si manifesta con umore depresso, perdita dell’umore per almeno due settimane, insieme ad altri sintomi quali fisici e cognitivi. Il primo aspetto da tenere a mente è che gli adolescenti depressi hanno dei tratti comuni, ovvero umore prevalentemente irritabile più che triste e comportamenti oppositivi e provocatori; a differenza degli adulti, negli adolescenti può assumere delle forme differenti: chiusura comunicativa, disinteresse nelle amicizie, uso di cannabinoidi, uso eccessivo di cellulare o videogiochi. Non si tratta soltanto di “umori altalenanti” tipici della crescita: è una forma di sofferenza psichica che può comparire sempre più precocemente, perfino intorno agli 11-12 anni, con un impatto importante sul funzionamento quotidiano. I sintomi più comuni sono: la tristezza, l’irritabilità molto forte, la perdita di interesse per attività che un tempo erano piacevoli, alterazioni del sonno, mutamenti nell’appetito e variazioni del peso, stanchezza acuta, difficoltà di concentrazione, calo del rendimento scolastico, senso di colpa, idee di suicidio e di morte. La depressione dell’adolescente può essere scaturita da eventi stressanti, come eventi di bullismo, di cyberbullismo, una separazione dei genitori altamente conflittuale, un lutto non elaborato, pressioni scolastiche, bassa autostima. Questo stato porta ad isolamento, abbandono scolastico, uso ed abuso di sostanze, autolesionismo, cutting. L’adulto deve creare uno spazio di ascolto autentico in cui si deve dare modo all’adolescente di sentirsi compreso, non giudicato; ovviamente, quando questa condizione diventa duratura ci si deve rivolgere ad uno psicologo. Non è detto che debba essere per forza l’adolescente ad andare dallo psicologo, anche perché il più delle volte rifiuta l’aiuto di un esterno, e quindi possono essere i genitori ad avviare un percorso di sostegno psicologico.

 

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