Ha preso il via, presso la Casa Circondariale di Rebibbia, un progetto formativo promosso dal DSEFIC Lazio e curato dallo chef Brunori Bruno. Si tratta di un corso professionale di cucina pensato per offrire ai detenuti un’opportunità concreta di crescita personale e professionale attraverso l’apprendimento di un mestiere altamente richiesto nel mercato del lavoro. Il percorso si svilupperà da giugno a ottobre e sarà articolato in 42 lezioni con cadenza bisettimanale. Le attività alterneranno momenti teorici ed esercitazioni pratiche, consentendo ai partecipanti di acquisire competenze complete lungo tutta la filiera della ristorazione. Durante il corso verranno affrontati temi fondamentali come le norme igienico-sanitarie e il sistema HACCP, le tecniche di lavorazione di carne, pesce e verdure, la preparazione dei primi piatti e dei prodotti di pasticceria, fino all’organizzazione della brigata di cucina e alle nozioni relative al servizio di sala. Al termine del percorso, i detenuti che avranno frequentato le lezioni riceveranno un attestato professionale che certificherà le competenze acquisite. Questo riconoscimento potrà rappresentare un importante strumento per favorire il loro inserimento nel mondo della ristorazione una volta concluso il periodo di detenzione, offrendo una prospettiva concreta di reinserimento sociale e lavorativo. Il DSEFIC Lazio, Dipartimento Solidarietà Emergenze della Federazione Italiana Cuochi, opera abitualmente a fianco della Protezione Civile nelle situazioni di emergenza causate da calamità naturali, contribuendo a garantire il supporto alimentare alle popolazioni colpite e ai soccorritori attraverso l’organizzazione di cucine da campo e servizi di ristorazione collettiva. Accanto a questa attività, il Dipartimento promuove numerosi progetti di solidarietà e inclusione sociale, utilizzando la cucina come strumento di sostegno, aggregazione e valorizzazione delle persone che vivono condizioni di fragilità. La scelta di realizzare un corso professionale all’interno di un istituto penitenziario trova piena coerenza con quanto previsto dall’articolo 27 della Costituzione italiana, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione della persona. Molto spesso, infatti, il percorso che conduce alla detenzione affonda le sue radici in contesti caratterizzati da svantaggio sociale, fragilità familiari e carenza di opportunità educative e lavorative. In queste realtà, l’abbandono scolastico e la mancanza di prospettive possono contribuire ad alimentare condizioni favorevoli all’illegalità e all’emarginazione. In questo contesto, la formazione assume un ruolo fondamentale perché trasforma il tempo della detenzione in un’occasione di crescita e costruzione del futuro. Acquisire competenze professionali significa non soltanto imparare un mestiere, ma anche sviluppare metodo, disciplina, senso di responsabilità e capacità di lavorare in gruppo. Il progetto del DSEFIC Lazio a Rebibbia si inserisce pienamente in questa visione, contribuendo a rendere concreto il principio del carcere come luogo di rieducazione e reinserimento. Dietro i cancelli dell’istituto, le ore trascorse ai fornelli e nei laboratori diventano così un’opportunità per apprendere, confrontarsi e prepararsi a un ritorno nella società con strumenti nuovi e maggiori possibilità di autonomia. In una realtà in cui spesso la privazione di opportunità rappresenta uno dei fattori che hanno contribuito al percorso di marginalità, un corso professionale di cucina non costituisce soltanto un’esperienza formativa, ma un tassello concreto nella costruzione di un futuro possibile.
In foto: la Brigata, da sx Roberto Rosati, Piero Vommaro, Elena Domanico, Biagio Rapone, Rosario Errico, Carlo Finucci,Ana Maria Andrei, Andrea Vittore, Silvia Garuti, Bruno Brunori e Adalgisa Fava






