a cura della dr.ssa Alessia Micoli, psicologa
Sebbene l’estate sia universalmente associata all’idea di relax, vacanze e grande spensieratezza, per molti soggetti si rivela purtroppo in realtà un profondo catalizzatore di stress psicologico, un fenomeno paradossale ma ampiamente riscontrato in psicologia clinica. Questo cortocircuito emotivo è fortemente alimentato da molteplici fattori, ovvero da un lato c’è l’impatto biologico del caldo torrido e dell’aumento delle ore di luce, che alterano i ritmi circadiani, la sincronizzazione interna del nostro

corpo, disturbando molto spesso il sonno e aumentando i livelli di cortisolo ovvero l’ormone dello stress, rendendoci più irritabili e vulnerabili; dall’altro agisce una forte pressione sociale, una sorta di “dovere della felicità” e del divertimento a tutti i costi, che termina per arrivare a generare ansia da prestazione ed un senso di inadeguatezza acuito dal confronto continuo sui social media (FOMO). Vi sono gli eventi a cui si vuole/deve partecipare, i compleanni, le vacanze, le cene estive (si vedano le cene di fine corso sportivo, di fine scuola ecc.). Ulteriormente, la rottura improvvisa della routine lavorativa, che per molte persone rappresenta una struttura rassicurante, unita alla gestione complessa delle dinamiche familiari h24 o, al contrario, al peso di una solitudine più acuta rispetto ai mesi invernali, trasforma la bella stagione in una sfida emotiva sommersa, ricordandoci che il benessere mentale non segue il calendario ma richiede l’accettazione dei propri ritmi, anche quando il mondo fuori impone di rallentare ed essere felici. Per disinnescare la trappola dello stress estivo, il consiglio fondamentale è quello di ridisegnare le aspettative e concedersi il permesso di vivere l’estate alle proprie condizioni. Dobbiamo ricordarci che l’estate non è un esame di felicità da superare, ma è semplicemente una stagione: ascoltare il proprio corpo e i propri reali bisogni emotivi è il miglior modo per viverla senza bruciarsi.






