Oltre il muro del silenzio: perché andare dallo psicologo fa paura

a cura della dr.ssa Alessia Micoli, psicologa

La paura di rivolgersi ad uno psicologo, è molto spesso radicata nel timore del giudizio sociale e nell’errata convinzione che chiedere aiuto sia un grande segno di debolezza, e pertanto rappresenta uno dei principali ostacoli al benessere emotivo. Molte persone sperimentano una forte resistenza all’idea di aprirsi e confidarsi con un estraneo, avendo paura di essere “etichettate”, oppure di dover entrare in contatto con delle ferite dolorose o di scoprire delle parti di sé difficili da accettare. Dal punto di vista psicologico e neurobiologico, questa profonda ritrosia non è un segno di vigliaccheria, ma rappresenta un meccanismo di difesa del tutto naturale e ancestrale. Il nostro cervello, difatti, è biologicamente programmato per garantire la sopravvivenza

dr.ssa Alessia Micoli, psicologa

attraverso la ricerca di stabilità e prevedibilità, interpretando l’ignoto e il cambiamento come delle probabili minacce da dover schivare. Determinato principio di economia cognitiva ci porta molto spesso a sviluppare una paradossale preferenza per un malessere familiare, una sofferenza di cui conosciamo già i suoi confini, i ritmi e le dinamiche di gestione, piuttosto che per una guarigione dubitabile, che richiede di abbandonare i vecchi equilibri e di mettersi decisamente in gioco. Quindi rivolgersi a uno psicologo significa riuscire ad accettare di destabilizzare queste difese consolidate, accogliendo la sfida di esplorare territori emotivi inesplorati e di ristrutturare l’immagine che abbiamo di noi stessi; un processo che la mente conscia e inconscia tende inizialmente a ostacolare attraverso la resistenza e la paura, nel tentativo automatico di proteggerci dal dolore della trasformazione. Ma intraprendere un percorso di sostegno psicologico non significa dover ammettere un fallimento, ma riuscire a compiere un atto di profondo coraggio e responsabilità verso noi stessi; lo spazio della terapia non è un tribunale, ma un ambiente protetto, confidenziale e privo di giudizio, dove la vulnerabilità si trasforma da peso in risorsa per comprendere le proprie dinamiche interne e ritrovare la bussola della propria vita.

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